Interbistas :: Sergio Utzeri

Sergio Utzeri

 

Sono stato assunto il 1 febbraio del 1977 fino alla chiusura, inizialmente come responsabile del laboratorio chimico e poi sono stato caposervizio.

 

Il concentrato di antimonio

 

Quando è finita la produzione nella miniera di Su Suèrgiu e anche di Corti Rosas a Ballao, il concentrato arrivava da Manciano e anche dall’estero. Era molto inquinato e conteneva del mercurio. Infatti tutta l’area risente ancora di quel periodo e di queste lavorazioni. Quindi il minerale, anziché venire estratto e lavorato in loco veniva acquistato e  arrivava  a  Villasalto,  nel  piazzale.  Il  concentrato  arrivava  qui, veniva ventilato, poi passava nel forno rotativo per subire il processo dell’ossidazione. Infatti, per potere arrivare ad ottenere il prodotto finito bisogna, partendo dal solfuro, ottenere l’ossido e poi dall’ossido, tramite un processo di riduzione e di fusione, ottenere il metallo. Il processo di riduzione si otteneva aggiungendo all’ossido il carbone.

 

Il forno a riduzione

 

Nei forni a riduzione il procedimento era più moderno perché da lì veniva spillato l’antimonio che veniva messo nelle apposite forme. La bocchetta veniva tappata con l’argilla. Quando arrivava il momento di fare la colata si sfondava la bocchetta del forno e ci mettevano sotto gli stampi per la produzione del regolo da 25 kg., destinato alla vendita. Inizialmente si usava un sistema manuale, successivamente fu meccanizzato ma, nonostante le novità, l’ambiente era malsano. Gli  avanzi  della  colata  erano  scorie  che  andavano  buttate  tutte  in una discarica enorme. Questa conteneva anche residui di antimonio che venivano riutilizzati, altrimenti avremmo riempito tutto, fino al Flumendosa!

Il contenuto della discarica veniva portato nelle fonderie di San Gavino, dove veniva utilizzato come legante per la produzione di pallini da caccia e in lega con il piombo e per la produzione delle batterie per le auto. La fonderia di Villasalto è chiusa dal 1978.

 

La ricerca

 

Nella galleria di Su Suèrgiu facevamo la ricerca con le sonde e i carotaggi. Capitava di scavare e non trovare niente.

L’antimonio, in particolare, non era a filoni ma a sacche. Il tecnico andava ogni giorno in miniera e capiva il tipo di minerale presente. C’erano squadre adibite a fare i carotaggi.

 

La perforazione

 

Per quanto riguarda la perforazione, si usavano diversi tipi di perforatrici. Alcune manuali e altre sostenute da un carrello. A Su Suèrgiu si lavorava prevalentemente con le perforatrici a mano.

Per perforare una roccia si faceva un foro al centro, più grande, e dopo una serie di fori tutt’attorno. Un addetto con la macchina da perforare, riusciva a perforare per circa m. 1,20. Effettuata la perforazione, inserivano l’esplosivo, caricavano i fori da mina. Si mettevano poi gli inneschi, si collegava tutto a un esploditore e ci si allontanava. Questa operazione si faceva durante il giorno. Se si lavorava in tre turni, si riusciva a fare anche due volate. La prima volata si faceva esplodere e portava via un bel pezzo di roccia. Si lasciava passare un po’ di tempo per far uscire la polvere e i fumi dell’esplosione. Il primo turno faceva questa operazione e il secondo turno sgomberava il tutto con la pala Eimco.

Dopo un metro e venti si impostava più avanti un’altra perforazione. Il turno successivo controllava e puliva la volta della galleria, la sistemava con una tecnica chiamata disgaggio, utilizzata per la messa in sicurezza in tempi brevi di una parete rocciosa.

 

L’armatura delle gallerie

 

La parete poteva essere sicura e non averne bisogno, ma in altri casi si doveva armare e proteggere.

Solitamente l’armatura consisteva in sostegni in legno e in tavole per la volta. Usavano legno buono, come il castagno, e forse tavole di eucalipto. Nella volta, lo spazio rimanente veniva riempito con fascine. In gallerie di dimensioni maggiori, non presenti a Villasalto, le armature venivano fatte con il ferro e non più con il legno.

 

La scelta del materiale

 

Nella parte anteriore dei vagoni c’era la pala che caricava il materiale e  lo  gettava dentro i vagoncini. In galleria mettevano i  binari  per permettere l’ingresso di questo mezzo.

Se  il  materiale  estratto  veniva  considerato  sterile  si  gettava  tutto in discarica. Al tempo delle cernitrici la scelta del materiale era compito loro e successivamente questa operazione si effettuava meccanicamente. Infatti il materiale raccolto veniva portato in fonderia, veniva frantumato e sottoposto a una vibro-vagliatura che eliminava una parte del materiale di scarto. Successivamente c’era l’operazione di flottazione.

 


Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu
Progetu "Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu". Comunu de Biddesatu e Provìncia de Casteddu. Lei arregionali 26/97 - art. 13.