Interbistas :: Diano Garau

Diano Garau

 

Ho iniziato nel 1974, ero addetto ai forni, muratore in fonderia. Dopo che ho imparato a fare il trivellatore sono stato anche a Manciano in Toscana.

 

Dalla fonderia alla galleria

 

Quando entravi in miniera, anche se ti assumevano come muratore qualificato, dovevi svolgere qualsiasi tipo di lavoro. Aggiustavamo i forni quando si rovinavano dopo tante ore di lavoro. Buttavamo giù i forni e li rifacevamo. Ho lavorato al forno del regolo e al forno rotativo. Giù per la fusione o su per l’essicazione. Ricordo che era stato costruito un grandissimo impianto, dopo appena tre anni ce l’avevano fatto smontare completamente. L’hanno portato via e buttato a Monteponi. Io ho fatto cinque anni in fonderia e poi mi hanno mandato in galleria per le ricerche de Su Sèssini.

 

Il primo giorno

 

Ho lavorato in galleria, a Su Suèrgiu e facevamo le ricerche. C’era anche tuo padre. Durante il mio primo giorno di lavoro in galleria è venuta giù una frana. Sono andato a portare i vagoni, c’era il locomotorista - mi parit imoi - e non c’era più niente, era tutto crollato! Era il primo giorno, puoi capire! Avevamo la candela a carburo. Si erano tutte spente perché ovviamente era mancata l’aria. In quel periodo c’erano anche degli operai di Ballao. Candu seu arribau inguni apu biu totu cussa cosa crollada, nci fut unu passàgiu, mi seu pigau sa candela e partu conca a foras. No apu castiau a nemus, de nai: «Deu seu andendumindi». Mi est atobiau unu e m’at nau: «A innui ses andendi?». Apu nau: «Deu seu andendumindi, innoi no nci abarru a traballai. Ita seus macus?»

È arrivato il caposervizio, Sign. Schena, ci siamo incontrati all’imbocco della galleria e mi ha detto: «Garau, dove stai andando?» Ho risposto: «Sto andando via, è crollata tutta la miniera e io sono andato via!» Mi disse: «Ma sei pazzo?»

Il locomotorista mi ha detto: «Calmati, è successo altre volte». A me sembrava  una  cosa…  Non  era  successo  niente  ma  sarebbe  potuto succedere un disastro. Dopo aver fatto quattro mesi in galleria, ho fatto cinque anni in fonderia dove ho preso la qualifica.

 

L’importanza del giacimento di Su Suèrgiu

 

Per anni ho partecipato al consiglio di fabbrica e ci avevano detto che questa miniera chiudeva non perché non ci fosse materiale ma perché era stata considerata strategica. Quindi, finché gli Stati europei, da una parte all’altra, ci davano questo materiale, l’antimonio l’Italia se lo teneva stretto. In Italia di questo materiale ce n’è pochissimo, è presente solo a Villasalto e a Manciano.

 

I costi di lavorazione

 

Ci dicevano che per estrarre un kg. di antimonio a Villasalto, negli anni ’76, ’77 e ’78, il costo era di 13.800 lire al kg. Invece la miniera acquistava l’antimonio dalla Bolivia, dal Sud Africa etc, a 2.500 lire al kg. È per questo motivo che preferivano che la gente fosse in cassa integrazione piuttosto che a lavoro. Nel sotterraneo i costi sono alti perché ci sono da considerare tante cose come l’esplosivo, la corrente, le armature, i mezzi meccanici, etc.

 

L’evoluzione

 

La perforazione si faceva con la mazzetta e con lo scalpello nei tempi precedenti. Puoi immaginare? Lavoravano a secco senza maschera e l’unica protezione era un fazzoletto bagnato sul viso. Poi è arrivata l’aria compressa e si lavorava con le stampelle e le T21. La Diamec era la macchina utilizzata a Su Suèrgiu per sondare, ma io non l’ho usata.

 

L’antimonio della discarica

 

Le cernitrici, quando sceglievano il materiale portavano fuori solo la parte buona che era visibile, quello che era incassato nella pietra andava in discarica. Quindi la loro selezione non era precisa come quando si utilizza un vaglio che portava fuori tutto. Le nostre discariche per questo motivo hanno minimo il 2% o il 3% di antimonio. Tante saranno sparite con le acque, ovviamente, ma ce n’è ancora!

 

Imparare a sentire il suono della montagna

 

Ricordo ancora un giorno che ero con un altro mio compagno. Stavamo lavorando a Iglesias a Monte Agruxau. Lui ha sentito un po’ di sabbia sull’elmetto. Mi ha detto: «Diano spostati da qui, un attimo». Ci siamo spostati e abbiamo puntato la lampadina verso l’alto, c’era una pietra enorme, aperta. Una pietra che se fosse scesa senza avvisarci ci poteva ammazzare tutti e due. Fare il minatore non era una fesseria, ci volevano gli occhi ben aperti. Da quel semplice avviso abbiamo capito che c’era un possibile rischio di crollo. In miniera molte volte con il silenzio o mentre si ragiona sul lavoro, senti un rumorino e può essere un pericolo; un avviso della montagna. In galleria scis candu intras ma no scis candu ‘essis.

 

La ricerca

 

Prima di fare i sondaggi, dalla geofisica esaminavano il terreno e le rocce. Capivano che era una zona interessata da certi tipi di materiali presenti. Dopo si andava con le sonde. Facevamo un foro verticale, si poteva trovare un po’ di minerale e poi magari si faceva con un’altra inclinazione. Si potevano fare anche sette o otto fori per esplorare buona parte della roccia. Veniva utilizzata una macchina che perforava con l’acqua e una corona diamantata. Andava in profondità, quando arrivava a fine carotiere la molla estrattrice estraeva la carota.

Le punte diamantizzate si utilizzavano per lavorare con la tecnica della distruzione, per il recupero polveri. Erano sistemate sulle aste della macchina e lavoravano sia in orizzontale che in verticale. Non sempre  si faceva la perforazione con le carote. Molte volte, quando dovevamo fare fori molto lunghi con la carota, ci trovavamo in difficoltà. Allora si perforava con le punte diamantizzate e si recuperavano le polveri che venivano analizzate. Grazie all’aria compressa si aspirava la polvere, che andava all’interno di un serbatoio e poi di un sacco che veniva subito chiuso. Si scrivevano in un cartellino delle indicazioni tipo da 10 metri a 11 metri.

 

La lampada a carburo e le lampade moderne

 

La lampada a carburo si appendeva nelle pareti e permetteva di lavorare con una buona illuminazione. L’acqua si inseriva sopra e nella parte sottostante ci andava il carburo. Aberis a bellu a bellu, poniast s’allùmiu e issa funtzionàt aici. Candu si ndi sturàt custa ‘oliat nai ca no nci furiat prus ària… Perìgulu!

Era personale ma la lasciavamo là. L’avevo pagata 5000 lire, scontata dallo stipendio 500 lire per dieci mesi. In is ù(r)timus tempus imperastis su cascu cun sa luxi. Non è stato facile lavorare in miniera per vent’anni. Si impara a conoscere la roccia, non è facile. Ci vuole esperienza. Raccontarlo è una cosa ma lavorarci è un’altra cosa.

 


Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu
Progetu "Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu". Comunu de Biddesatu e Provìncia de Casteddu. Lei arregionali 26/97 - art. 13.