Interbistas :: Enrico Cinus

Enrico Cinus

Ho iniziato a lavorare in miniera nel mese di marzo del 1968, in fonderia. In seguito ho lavorato come muratore per un anno e dopo ho fatto il palista. Ho fatto diversi mestieri contemporaneamente. Ho anche usato la pala meccanica per fare scavi. Nel dicembre del 1979 sono andato a Masua e ho fatto tre mesi lì, come perforatore e palista (con il jumbo).

Dall’1980  ho  iniziato  a  lavorare  a  Monte  Genis,  abbiamo  fatto una discenderia: 2 gallerie con diramazione da una parte all’altra, cercavamo barite e fluorite. Poi siamo andati a Iglesias fino al ’94 e dopo in pensione.

 

L’attrezzatura e gli scioperi

 

Ci davano le scarpe, un paio di pantaloni, la tuta e una mascherina da indossare obbligatoriamente. Quando arrivava il concentrato da Manciano e dalla Bolivia il mio compito era scaricare le macchine. Quando mi chiamavano andavo, anche se c’era la festa. Abbiamo fatto qualche sciopero in galleria e anche in fonderia, perché stavano sempre diminuendo il personale e si capiva che volevano chiudere. Quando sono entrato io, c’erano solo le ricerche di Su Sèssini e di Martalai. Si perforava a mano, con la T21. Lì c’era buio e non mi piaceva per niente.

Per pranzo portavamo qualcosa da casa. Un periodo ci davano i sacchetti con il pranzo. La mensa era solo per gli impiegati, per noi non c’è mai stata.

 

Il pericolo in galleria

 

Una volta sono uscito fuori per portare il materiale con i vagoni, quando sono rientrato era tutto franato, non si poteva più restare. Infatti dal giorno non ci sono più andato.

A Masua invece la galleria era bella e alta. Il pericolo era maggiore, ma stavo meglio comunque, chissà, forse grazie all’aria.

A Monte Genis mi è capitata ugualmente una brutta esperienza. Stavamo controllando il jumbo mentre perforava. Eravamo seduti in un sedile. Ho detto: «Andiamo ad intubare quello che abbiamo fatto». Quando ho guardato dietro, mi sono accorto che era appena crollato un masso enorme proprio dove ero seduto poco prima. Ho pensato: «Se fossi restato, buonanotte!». Aveva anche guastato il jumbo.

 

I danni provocati dal mercurio

 

In fonderia c’era molto rischio. Specialmente quando pioveva, perché si buttava il contenuto delle marmitte all’esterno. Si rovesciavano e scoppiavano, sembravano delle bombe. Infatti mi sono bruciato un paio di tute così. Lì c’era troppo calore e troppa polvere. La silicosi era spaventosa!

Ogni tanto mi chiamavano per aggiustare i forni.

 

Un  giorno,  nella  camera  dei  sacchi  mi  sono  accorto  che  toccando i sacchi sentivo delle scosse di corrente. Ho chiamato il direttore. All’interno dei sacchi c’era l’ossido. Ho guardato per terra e ho visto che si spargeva: era mercurio! Ho perso tutti i denti! Indossavo la fede, si era completamente rovinata!

Un uomo andava dentro i tubi per raccogliere queste scorie di mercurio. Dopo un mese che c’era abbiamo sentito che era morto. Era stato ammazzato dal mercurio secondo me. Non era di paese.


Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu
Progetu "Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu". Comunu de Biddesatu e Provìncia de Casteddu. Lei arregionali 26/97 - art. 13.